Something’s gotta change

MILANO – Centinaia di manifestanti sono scesi in piazza martedì pomeriggio, in oltre settanta città di quattro continenti, da New York a Mosca, da Città del Capo a Londra, per dire basta alla vivisezione/sperimentazione, a sostegno della battaglia degli animalisti italiani contro l’allevamento di beagle, Green Hill. La protesta che è dilagata attraverso i social network, subito dopo l’arresto di 12 attivisti a Montichiari, lo scorso 28 aprile, e ha portato ad una giornata mondiale contro la vivisezione in un giorno scelto non a caso. Il 16 maggio la commissione politiche comunitarie dovrà discutere la norma che introduce il divieto di allevamento di cani, gatti e primati destinati a sperimentazione su tutto il territorio nazionale, ultimo passaggio prima del voto in Senato.

«LIBERATE I BEAGLE» – Martedì pomeriggio oltre ottocento persone hanno presidiato con un sit-in piazza Mercanti e, poi, a sorpresa si sono diretti nel luogo simbolo di Milano, piazza del Duomo, sotto la Madonnina, al grido: “Liberate i beagle. Green Hill chiuderà”. Protesta pacifica, che si è conclusa con una marea di uomini, donne e ragazzi seduti nella piazza. Sorpresi anche gli organizzatori, abituati a contarsi sulle dita di una mano. Mentre nelle capitali europee e del resto del mondo, analoghi sit-in contro l’utilizzo degli animali nei laboratori (il numero di quelli avviati alla sperimentazione si stima sia superiore a 300 milioni, di cui 12 milioni in Europa e 900 mila in Italia) si svolgevano davanti alle sedi di ambasciate e consolati.

LE ASSOCIAZIONI – Molte le associazioni animaliste internazionali che hanno dato sostegno ai gruppi italiani, Oipa e Lav, e ai comitati nati contro Green Hill. Il movimento Win Animal Rights a New York, Animal Equality a Londra, Bund fur Vegane Lebensweise a Berlino, l’Aham Project a Praga, Igualidad Animal che ha coordinato le manifestazioni in nove città spagnole, da Madrid ad Alicante, da Santiago del Compostela a Granada. “Tutto il mondo osserva quello che sta accadendo a Montichiari”, commenta Massimo Pradella, presidente internazionale Oipa, l’associazione nata trent’anni fa con lo scopo di unire le diverse voci animaliste sparse sul pianeta.

Source: Corriere della Sera